# Vodafone – The Rhythm Of Life
Creatività
Questa campagna rappresenta uno degli esempi più significativi della prima ondata di spot generati interamente con intelligenza artificiale. Secondo quanto dichiarato dal cliente, lo spot nasce da un’idea interamente umana, ma la sua realizzazione – ad eccezione della colonna sonora – è stata affidata all’AI.
Da un punto di vista creativo, senza essere una campagna rivoluzionaria, il risultato è coerente con il messaggio del brand. Tuttavia, se superiamo l’iniziale stupore derivante dal fatto che quelle immagini non siano mai state registrate e quegli attori non siano mai esistiti, ci accorgiamo che la creatività non trae un reale vantaggio dall’uso della tecnologia, limitandosi a un utilizzo funzionale piuttosto che trasformativo. La staticità delle immagini e l’assenza di un linguaggio visivo rinnovato fanno emergere l’AI più come un mezzo di produzione veloce che come uno strumento creativo. Questo solleva interrogativi sul futuro della pubblicità: l’AI sarà davvero un motore di innovazione o solo una scorciatoia produttiva?
Aspetto Legale
Senza informazioni dettagliate sulle licenze e i diritti acquisiti, emergono diversi dubbi. Alcune immagini sembrano richiamare opere preesistenti, come una scena che ricorda chiaramente il film a The Tree of Life o il design di un aereo che richiama Turkish Airlines. Anche oggetti riconoscibili, come una lampada simile a un modello Philips, potrebbero porre problemi di copyright e per quanto riguarda il videogioco mostrato, non siamo in grado di stabilire se si tratti di un’opera originale o se si ispiri a un videogioco esistente.
È chiaro che l’importanza di queste immagini, sia dal punto di vista economico che visivo, dovrà essere valutata nel contesto complessivo della pubblicità. Tuttavia, una maggiore attenzione nella loro selezione sarebbe stata opportuna, per evitare eventuali richieste di rimozione o richieste di indennizzo.
Inoltre, la generazione di volti inesistenti potrebbe sollevare questioni sulla tutela dell’immagine infatti, allo stato attuale, non sappiamo se alcune immagini possano ritrarre attori esistenti che potrebbero rivendicare diritti d’immagine. Lo stesso discorso vale per la colonna sonora, che diamo per scontato sia originale.
Infine, un altro aspetto rilevante riguarda la tutelabilità dell’opera nel suo complesso. È fondamentale stabilire il peso dell’apporto umano rispetto a quello dell’intelligenza artificiale nella sua realizzazione. La scelta dei prodotti mostrati potrebbe, in effetti, aprire la strada a un dibattito sulla possibilità di tutela giuridica del prodotto pubblicitario nel suo insieme.
Uso dell’AI
Siamo di fronte a un prodotto guidato dall’AI con interventi di post-produzione digitale tradizionale. Nonostante rappresenti un esempio interessante, il risultato appare già “vecchio”, per colpa della velocità con cui si evolve l’AI generativa.
Uno dei limiti più evidenti è la disomogeneità visiva tra le scene e i dettagli anatomici imperfetti, specialmente mani e volti, ancora spina nel fianco di molte AI. Inoltre, l’immagine porta con sé quella “firma” tipica dei modelli AI. Tuttavia, rispetto a qualche mese fa, gli strumenti attuali permetterebbero una resa più avanzata a parità di pipeline produttiva.
L’uso abbondante dello slow motion sembra servire più a mascherare le imperfezioni che a una precisa scelta stilistica.
Sebbene in questo caso l’uso della AI serva solo a dire che è stata usata l’AI (o eventualmente a risparmiare a discapito del risultato, anche se non è questo il caso), la fase creativa umana e la post-produzione tradizionale restano comunque essenziali.