Land Rover Defender: Who says cars can’t dream (Caso studio)

Osservatorio AI generativa

 

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Creatività e produzione

Questo progetto è stato realizzato attraverso un’innovativa combinazione di tecniche produttive tradizionali – visibili nelle scene ambientate nel garage, dove l’auto è ferma – e l’uso dell’AI generativa, che ha dato vita alle sequenze oniriche in cui il veicolo, in movimento, sta sognando.

Dal punto di vista creativo, è particolarmente interessante osservare come la potenzialità dell’intelligenza artificiale sia stata sfruttata non per sostituire, ma per amplificare un concetto che sarebbe stato complesso da esplorare con mezzi più tradizionali. L’AI non solo arricchisce la narrazione visiva, ma permette di dare forma a un immaginario che altrimenti sarebbe stato difficile da realizzare con la stessa efficacia.

Lo spot è in linea con il posizionamento di Land Rover Defender, che ha sempre puntato su narrazioni legate alla performance estrema e alla capacità di superare qualsiasi ostacolo. Tuttavia, con “Who Says Cars Can’t Dream?”, Land Rover evolve il proprio linguaggio, mantenendo il focus sull’anima indomita del Defender ma esplorandolo attraverso un registro più emotivo e visionario.

L’idea di attribuire un sogno all’auto rafforza il concetto di avventura senza limiti, ma lo fa in modo inedito, allontanandosi dai classici scenari di off-road per entrare in una dimensione più astratta e futuristica. Questo approccio non snatura il brand, ma lo rende più contemporaneo e aperto all’innovazione, allineandosi alle nuove possibilità offerte dall’AI generativa e alle aspettative di un pubblico sempre più attratto da esperienze immersive e storytelling emozionale.

Aspetto Legale 

La creazione di questo spot pubblicitario, in cui si alternano riprese tradizionali e contenuti generati da Intelligenza Artificiale, presenta diversi profili giuridici interessanti che meritano di essere valutati attentamente.

Anzitutto bisogna sottolineare che questo approccio “ibrido”, in cui l’apporto umano creativo mantiene un ruolo di rilevanza nella realizzazione del video, rende molto più solida la tutela autoriale dello spot.

Sotto altro profilo, l’utilizzo di diversi strumenti di IA generativa (Runway, Kling e Midjourney) rende necessaria una verifica delle relative condizioni di licenza, al fine di scongiurare l’eventualità che una o più società fornitrici possano richiedere un utilizzo esclusivo dello strumento artificiale o subordinare la commercializzazione del video a limitazioni più restrittive.

Un ulteriore aspetto delicato concerne la sorte delle immagini originariamente create dagli autori. Gli ideatori, infatti, hanno spiegato di aver realizzato alcune immagini e, successivamente, aver utilizzato l’IA per “animarle”, generando così alcune sequenze utilizzate nello spot. Nel momento in cui vengono caricati tali contenuti nelle piattaforme di intelligenza artificiale, nasce il rischio che questi possano essere successivamente riutilizzati senza il consenso dei loro autori originari. Da qui l’esigenza di verificare con attenzione le condizioni d’uso degli strumenti artificiali, così da evitare una potenziale perdita di controllo sulle opere.

Da ultimo si rileva che la rappresentazione onirica dello spot e la chiara natura fantasiosa sembrano scongiurare ipotesi di pubblicità ingannevole o manipolativa, in quanto lo spettatore comprende di assistere a una metafora del desiderio di libertà del veicolo. E’ comunque necessario indicare in modo trasparente che la rappresentazione onirica è generata o manipolata mediante l’utilizzo di intelligenza artificiale, ovviamente con modalità che non ostacolino il godimento dell’opera visto il suo chiaro intento creativo.

Uso dell’AI

ll progetto “Who Says Cars Can’t Dream” mostra l’ibridazione efficace tra AI e live action. Il 50% delle immagini proviene da AI, con le parti complesse (Defender in movimento e performance umane) girate in un solo giorno.

L’approccio combina modelli text-to-image basati su diffusion model e sistemi di sintesi del movimento per la conversione image-to-video. Da 2.400 immagini MidJourney (create usando 350 foto reference), sono stati selezionati 28 asset per versione, poi animati generando 1.300 clip video. Nel processo sono stati utilizzati: Runway eccellente nelle transizioni e nel riutilizzo dei parametri via seed per replicare pattern di movimento, Kling che mantiene colori originali e permette negative prompting (esclusioni di elementi dalla generazione), Luma che produce motion blur di livello cinematografico.

Per creare un Defender fotorealistico in AI, essenziale per l’approvazione del brand, il team ha combinato output AI con foto reali usando compositing, inpainting di Photoshop AI e upscaling finale con Magnific AI.

Questo approccio ha permesso di produrre due versioni alternative dello spot (off-road e neve) senza reshooting o VFX estesi, dimostrando la flessibilità dell’ibridazione AI/live action.

Sebbene tutti gli strumenti utilizzati siano disponibili commercialmente, emerge con chiarezza che la democratizzazione degli strumenti non corrisponde a una democratizzazione dei risultati: la gestione di un workflow così articolato richiede competenze tecniche, estetiche e produttive di alto livello, con una visione di insieme e la capacità di orchestrare un ecosistema di tecnologie complementari.